“Di solito, impegno la mia fantasia su tanti modelli, sul uno è spreco.”, - dice e nello stesso tempo rimane colpita dal doppio senso della sua osservazione: la sfumatura di una confessione e quel sentimento remoto di nostalgia provenendo da un sottofondo senso di colpa. Come il rosso di mattina; una bellezza che avverte l’arrivo della bruttezza. Invece. Questa mattina si svegliò lamentando.
Stanca.
Non aveva dormito bene per niente. La notte d’inverno doveva essere senza tuoni e lampi in compagnia di una pioggia fitta e tranquilla. Qualche brivido che ti fa cercare il caldo del letto, ma niente di straordinario. E’ come in un ristorante, la musica non comincia (non deve cominciare) quando entri tu, la trovi già imprigionata nel pianoforte, basta toccare i tasti (questo si chiama creazione). Altrimenti i tuoi passi ignorano il rumore delle scarpe che possono sapere del polvere, del sudore, della pioggia, raramente del fango e un po’ più spesso, se non frequentemente, della caca dei cani, ma niente dell’interiorità dell’essere e di quell’emozione straordinario che emana un scompiglio di pensieri e sentimenti insieme. Influenzano la velocità e la distanza tra un passo all’altro. I tamburi ti fanno ridimensionare il passo: Uno! Due! Uno…Basta con i rumori dei tacchi alti! facciamo un passo più elegante. Un “degage” di fianco e poi… attenzione per favore. Un’ “Assemblè soutenu” verso la tavola in angolo… Così parla caposala mentre il suo sorriso professionale è inoppugnabile. Intonacatura perenne della sua faccia, necessario come il papillon, il fiocco che annoda la testa con il corpo… pare che non basta la sporgenza di Adamo … Anzi … (anzi … oh, questa parola rimbalza nell’arco dello stesso pensiero occultando le certezze; potrebbe essere una trappola, come le scatole cinesi e la dipendenza mascherata dall’altro sesso. L’ossessione. Pensa che sarebbe decisamente più divertente la matrioska. Il seme della matrioska è una specie di atomizzazione, perché inverte i sensi e questa è favolosa. Immaginiamo se la nostra vita cominciasse dalla vecchiaia, svolgendosi in continuazione attraverso i stadi che non saranno precedenti, ma da esplorare, la gioventù, l’infanzia, eccetera, finché diventare un feto puoi sbottonare le relazioni sessuali dopodiché ti spogli dall’anima e avrai la possibilità di entrare nel mondo libero degli oggetti. In questo modo, conoscendo la fine senza fine, cioè, il nostro destino, non sarà necessario vagare nel dedalo dei miraggi e di una speranza inutile, alla ricerca dell’eternità, perché non ci spaventa la gioventù ma la vecchiaia. La nostra vita sarebbe liberato da ogni mito e da ogni stupidaggine. Come puoi cercare dagli Dei l’immortalità incondizionata? Chi era quel cretino e ignorante di nostro avo che volendo la vita eterna, dimenticò di sottolineare nella sua richiesta l’eternità della gioventù? Il desiderio esaudito, subì una vecchiaia senza fine. Obbligatoria e privo di ogni possibilità di scelta. E’ come la tartaruga che è andata dal maniscalco per mettere ferri di cavallo sui piedi. La vita umana non può essere corretta. Gli oggetti sì, perché non hanno una vita. Arrivando al mondo degli oggetti puoi diventare anche tu ciò che vuoi. E’ la cosa più libera che esista. L’indifferenza al proprio destino è la libertà nello stato puro. Ritirarsi in questo modo d'essere quasi ideale fa sì che la nostra vita sia assoggettato dagli oggetti. Escludendo la loro esistenza imitiamo i Dei: hanno bisogno di noi per essere lodati, ma non se ne fregano della nostra morte. Invece gli oggetti si creano, si distruggono e si rifanno, si distruggono …si ri…si... dis - fanno… La nostra vita dipende dagli oggetti. Se gli oggetti sono l’espressione della libertà, ogni forma di dipendenza e sottomissione da loro, significa assaporare la libertà stessa. Usufruiamo una libertà indiretta perché essere libero vuol dire avere la possibilità di sbarazzarsi dalla liberta. Un po’ faticoso per arrivare all’concetto, però meglio così. Più oggetti d’intorno, più respiri l’aria della libertà, perché, non avendo loro una coscienza propria possiedono le proprietà estetiche di cui approfittiamo. Essere distrutto significa godere una liberta impensabile. Questione da verificare. In ascensore fu indecisa, forse perché, ritornando al pensiero di prima, il buio nel ventre durante la giornata diventa un corvo.
Stanca.
Non aveva dormito bene per niente. La notte d’inverno doveva essere senza tuoni e lampi in compagnia di una pioggia fitta e tranquilla. Qualche brivido che ti fa cercare il caldo del letto, ma niente di straordinario. E’ come in un ristorante, la musica non comincia (non deve cominciare) quando entri tu, la trovi già imprigionata nel pianoforte, basta toccare i tasti (questo si chiama creazione). Altrimenti i tuoi passi ignorano il rumore delle scarpe che possono sapere del polvere, del sudore, della pioggia, raramente del fango e un po’ più spesso, se non frequentemente, della caca dei cani, ma niente dell’interiorità dell’essere e di quell’emozione straordinario che emana un scompiglio di pensieri e sentimenti insieme. Influenzano la velocità e la distanza tra un passo all’altro. I tamburi ti fanno ridimensionare il passo: Uno! Due! Uno…Basta con i rumori dei tacchi alti! facciamo un passo più elegante. Un “degage” di fianco e poi… attenzione per favore. Un’ “Assemblè soutenu” verso la tavola in angolo… Così parla caposala mentre il suo sorriso professionale è inoppugnabile. Intonacatura perenne della sua faccia, necessario come il papillon, il fiocco che annoda la testa con il corpo… pare che non basta la sporgenza di Adamo … Anzi … (anzi … oh, questa parola rimbalza nell’arco dello stesso pensiero occultando le certezze; potrebbe essere una trappola, come le scatole cinesi e la dipendenza mascherata dall’altro sesso. L’ossessione. Pensa che sarebbe decisamente più divertente la matrioska. Il seme della matrioska è una specie di atomizzazione, perché inverte i sensi e questa è favolosa. Immaginiamo se la nostra vita cominciasse dalla vecchiaia, svolgendosi in continuazione attraverso i stadi che non saranno precedenti, ma da esplorare, la gioventù, l’infanzia, eccetera, finché diventare un feto puoi sbottonare le relazioni sessuali dopodiché ti spogli dall’anima e avrai la possibilità di entrare nel mondo libero degli oggetti. In questo modo, conoscendo la fine senza fine, cioè, il nostro destino, non sarà necessario vagare nel dedalo dei miraggi e di una speranza inutile, alla ricerca dell’eternità, perché non ci spaventa la gioventù ma la vecchiaia. La nostra vita sarebbe liberato da ogni mito e da ogni stupidaggine. Come puoi cercare dagli Dei l’immortalità incondizionata? Chi era quel cretino e ignorante di nostro avo che volendo la vita eterna, dimenticò di sottolineare nella sua richiesta l’eternità della gioventù? Il desiderio esaudito, subì una vecchiaia senza fine. Obbligatoria e privo di ogni possibilità di scelta. E’ come la tartaruga che è andata dal maniscalco per mettere ferri di cavallo sui piedi. La vita umana non può essere corretta. Gli oggetti sì, perché non hanno una vita. Arrivando al mondo degli oggetti puoi diventare anche tu ciò che vuoi. E’ la cosa più libera che esista. L’indifferenza al proprio destino è la libertà nello stato puro. Ritirarsi in questo modo d'essere quasi ideale fa sì che la nostra vita sia assoggettato dagli oggetti. Escludendo la loro esistenza imitiamo i Dei: hanno bisogno di noi per essere lodati, ma non se ne fregano della nostra morte. Invece gli oggetti si creano, si distruggono e si rifanno, si distruggono …si ri…si... dis - fanno… La nostra vita dipende dagli oggetti. Se gli oggetti sono l’espressione della libertà, ogni forma di dipendenza e sottomissione da loro, significa assaporare la libertà stessa. Usufruiamo una libertà indiretta perché essere libero vuol dire avere la possibilità di sbarazzarsi dalla liberta. Un po’ faticoso per arrivare all’concetto, però meglio così. Più oggetti d’intorno, più respiri l’aria della libertà, perché, non avendo loro una coscienza propria possiedono le proprietà estetiche di cui approfittiamo. Essere distrutto significa godere una liberta impensabile. Questione da verificare. In ascensore fu indecisa, forse perché, ritornando al pensiero di prima, il buio nel ventre durante la giornata diventa un corvo.
Al momento, deve fare i conti con parola “anzi”. Delle volte lo fa tribolare perché nella sua mente balza a intermittenza qualche tipo di avvertimento, non tanto chiaro; nelle altre volte vede un contenuto sciolto che scorre e ricorda le acque dei ruscelli, che passando sopra mille pietre, rinnovano la fedeltà verso se stesso. Tutti bevono le sue acque, lui no. Si lascia distruggere. Come lei quando rievoca il passato, prende in esame tratti oscuri se non quelli più cupi, della propria vita e poi analizza le scorie per capire di che impasto è.). Addirittura … vuole parlare della seconda metà della notte e promette di non fare più tuffi nelle profondità dei pensieri, al massimo può infilare la testa nell’otre dei venti. Il meglio che sanno fare gli uomini, chiudere i venti in un otre, all'opposto, le donne molto prima avevano una scatola. Invece il regalo di Elio, il suo coiffeur, può essere definita una via di mezzo. Una borsa di pelle ed un libro dentro. La borsa di per sé è un oggetto, essendo di vera pelle conserva il legame con il mondo degli animali. E’ pur sempre migliore dal regalo di Eolo… ok ok ok…Una note piegata in due ricorda gli uomini di Aristofane. Rovinati dal desiderio… ha haaaa...Si ferma un attimo … a pensare bene è un paragone calzante, non regge. Comunque, la seconda metà della note stava andando a pezzi, grandi e piccoli e forse anche polvere di nano secondi come i nano robot del piacere che la sua fantasia gli aveva creato in un altro occasione, ma poi non poté fermare un sviluppo ulteriore e troppo indipendente. L’immaginato si è ridimensionato occupando lo spazio di una superiorità assoluta; convertendosi in essa: si era creato una materia programmabile, invisibile a occhio nudo e che rispondeva ad ogni chiamata, ordine o desiderio. Una volta infiltrato nel sangue non ha un ruolo preciso, una dimora fissa, però può insediarsi nei punti sensibili procurando un piacere oltre il limite del immaginato. Sotto la montagna dell’Afrodite esaudisce ogni desiderio divorante, per quante perverse siano … e…addio Maritino mio …
Remo Koçiu